A cura di Arianna Ramaglia
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Abbiamo già parlato in altre occasioni dei dazi che il presidente americano vuole imporre sui prodotti enogastronomici italiani: questa volta a essere a rischio è la pasta, che potrebbe subire un dazio del 107%. Il motivo di tale scelta risiede nell’accusa di dumping e potrebbe significare, almeno in parte, lo stop alle esportazioni di uno dei nostri prodotti di punta. Ma cerchiamo di capire bene cosa sta succedendo: ecco tutto quello che c’è da sapere.
L’accusa di dumping e dazi aumentati di oltre il 90%
Tutti già sappiamo che per i prodotti che vengono esportati in altri Paesi esistono delle tasse che il Paese di destinazione impone sulle importazioni: attualmente, negli Stati Uniti, i dazi sulla merce proveniente dall’Unione Europea sono del 15%. Adesso, il Dipartimento del Commercio statunitense, dopo un’indagine condotta, ha stabilito che, per la pasta, questa tassa debba essere aumentata di un ulteriore 91,74%. Questo perché pare che alcune aziende italiane siano state accusate di dumping: ma cosa vuol dire questa parola? Con questo termine si intende una pratica illegale, secondo cui le aziende abbassano il prezzo della loro merce – a volte addirittura sotto il costo di produzione – in modo da sbaragliare la concorrenza. Per evitare questo comportamento illecito, gli Stati decidono di applicare quelli che vengono chiamati “dazi antidumping”, appunto.
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